Yogyakarta e dintorni

21-23 luglio: Yogyakarta, tempio induista Prambanan, monumento buddhista Borobudur

Abbiamo fatto base 3 notti alla De Pendolo Homestay, un b&b con giardinetto, oasi di pace nel traffico caotico di Yogyakarta, capitale culturale dell’Isola di Java, tipica per i batik (tecnica di pittura su stoffa). Come il resto di Java, Yogyakarta è di religione prevalentemente musulmana.

Il Ramadan finisce tra meno di una settimana: gli orari di apertura di musei e poli culturali sono ridotti, la preghiera pervade la vita quotidiana scandendola (anche di notte sentiamo cori che pregano), sono tutti in attesa della grande festa di fine Ramadan… anche se molti sono “musulmani cumsi’ comsa’, ci spiega un’improvvisa guida che ci ha addescati per la visita al Water Castle, il castello dove i primi sultani della città nuotavano nelle piscine con le loro mogli.
Addescati: si, il nostro principale passatempo da turisti ingenui e’ stato cascare in ogni tranello:
Fuori dal Kraton (il Palazzo del Sultano), un tizio ci dice: “ora il Palazzo chiude! Visitatelo domani! Tra un’ora chiude anche il mercato dei batik, non fatevi fregare, comprateli lì che dalle altre parti alzano i prezzi per i turisti! Ma andateci con il bacha dei locali, non per i turisti, che quelli vi fregano!” … in pochi secondi ci ritroviamo su uno di quei carretti trainati dalle bici (a dx nella foto), tutti contenti fino a quando non ci scarica, anziché al mercato dove credevamo di andare, in un negozio dove ci obbligano ad entrare…polli! La Lonly Planet ce l’aveva detto!

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La seconda volta che proviamo ad entrare al Kraton (in orario suggerito da un altro dispensatore di consigli che sembravano buona fede), veniamo addescati da un altro che ci dice:”ora è chiuso!” e ci porta per un’ora in giro tra viette, inventando qualche aneddoto ogni tanto e concludendo chiedendoci il pagamento della visita, dopo averci portato a casa di un amico che produce marionette per farcele comprare… Polli 2! 🙂
Ma è tutto un continuo di proposte, insistenze e contrattazioni da cui non siamo in grado di uscire vincitori!

In questi giorni abbiamo imparato che:

  • le fermate dei bus sono piattaforme rialzate con accesso per disabili che consentono di entrare nel bus direttamente evitando le scomode scalette
  •  se cambi bus non devi ripagare il biglietto (che costa 0,20 euro)
  •  mangiare con un euro si può…e senza essere da Mc Donald’s
  •  siamo delle celebrità: chi non ha mai visto stranieri in carne ed ossa ci chiede di fare foto con loro… con la loro macchinetta
  •  la benzina costa 5500 rupie al litro, l’equivalente di circa 0,35 euro, e il prezzo è lo stesso in tutti i distributori
  • non scopriremo mai i veri orari di apertura del Kraton
  • entropia può essere la parola giusta per descrivere il caos del traffico di questa città… Non ci si spiega come ad ogni incrocio riescano a passare tutti indenni (in ordine di densità: motorini, carretti in bici, auto, pedoni, calessi)
  • le risaie fuori città sono uno spettacolo
  • bambù e batik sono sinonimo di Java
  • si mangia bene, anche se quando ordiniamo non abbiamo idea di cosa sia scritto sul menù
  • c’è uovo in ogni piatto
  • siamo più bravi noi a fare i massaggi (ma ne abbiamo provato solo uno… e le condizioni igieniche non erano un granché)
  • la contrattazione non è il nostro forte: abbiamo pagato un caschetto di banane mignon quanto una maglietta per bambini e 100gr di spezie quanto una corsa in taxi
  • in bagno non c’è la carta igienica: usano la mano sinistra. Se si usa la carta, si deve buttare nel cestino per non intasare le tubature. Di solito lo sciacquone e’ una bacinella d’acqua

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