San Juan de Las Ortegas – Burgos – vanità, questa è vanità

02/08/2016

Le stelle splendono dentro all’apertura centrale del chiostro del monastero, mostrano tutta la loro lucentezza in questa notte senza luna. Ritiriamo i panni ancora stesi lungo le tettoie che una volta i monaci utilizzavano per leggere, passeggiando armoniosamente avanti ed indietro cercando alcuni momenti di confronto.

Siamo pronti a partire, sono le 5:54 di questo nuovo giorno. Nel piazzale, ieri affollato di pellegrini, un’auto accesa e qualche zaino sparso nelle panchine.

La strada si addentra buia nel bel mezzo della campagna. Non una luce se non quella delle deboli torce che abbiamo appese allo zaino. Quasi subito un bivio ci coglie impreparati. Piano piano altri pellegrini ci raggiungono e si accumulano con noi discutendo sulla strada migliore da percorrere. Fortunatamente alcuni di loro hanno con se una guida che suggerisce il cammino di destra. Si riparte.

Ai lati della stradina sterrata il bosco, contornato da recinzioni spinate, al cui interno ombre sinistre si aggirano ruminando erba e rami. Passo dopo passo tutto attorno a noi sembra diventare incantato, sagome che ricordano unicorni escono dagli alberi per avvicinarsi alla strada. Siamo forse in una favola? Sicuramente siamo al confine tra la realtà e l’immaginazione.

Veniamo più volte sorpassati e ci rendiamo conto che la fretta è ancora dentro ai nostri animi. Dentro di me il desiderio di arrivare a Burgos in giornata c’è, tutti dicono che è fattibile ma per bene non sappiamo cosa significhi, non sappiamo se abbiamo parlato con persone che hanno nelle gambe più potenzialità di noi.

L’alba sale alle nostre spalle mentre il bosco termina all’apice di una collina. La prima luce illumina la vallata e le sconfinate terre che ci avvolgono in un dolce, umido, abbraccio.

Le sagome degli alberi emergono dalle tenebre e sotto di essi anche quelle di alcune mucche che hanno passato la notte all’aperto. Inizia il risveglio dei sensi e dello spirito.

Ammiriamo con quanta grazia il sole sorge anche oggi. Ci fermiamo per ringraziare Dio di questa possibilità. Lo avevamo fatto durante la scalata dei Pirenei, e questo aveva dato un nuovo slancio al nostro spirito. Chiediamo così la grazia di rallentare il ritmo dei nostri cuori e delle nostre menti per poter vivere a pieno il cammino che ci attende.

Nel primo villaggio che incontriamo è il momento di fare colazione, il tepore della locanda mi fa quasi assopire al tavolo mentre la Ale ha qualche disavventura con la luce automatica del bagno che continua ad accendersi e spegnersi senza un preciso motivo.

Divertiti da questa vicenda inizia a cambiare anche il nostro approccio al cammino, inizia a tornare in noi la bellezza del gustarsi l’attimo presente.

La strada scende lentamente verso la città di Atapuerca ed il suo sito archeologico. Sorpassiamo un gruppetto di giovani ragazzi che con i loro piccoli zainetti sembrano quasi in gita delle superiori. E’ proprio vero che il cammino di Santiago è una via per tutte le età.

San Juan de Las Ortegas - Burgos - Verso AtapuercaLa luce del sole che sale lentamente rende più intensi tutti i colori attorno a noi. I campi di grano, l’asfalto della strada, i monumenti che troviamo lungo il cammino.

Dopo Atapuerca la strada si arrampica nella collina su cui si appoggia la città.

La terra è arida, rocciosa di pietre grandi come pugni. La strada è contornata da piccoli alberi che sembrano emettere luce propria. Il sole inizia a scaldare l’aria e l’atmosfera si fa finalmente piacevole. Senza rendercene conto ci troviamo su un terreno pianeggiante in cima alla collina. Alla nostra destra del filo spinato delimita una qualche area di addestramento militare, alla nostra sinistra la terra scende e ci mostra un incantevole paesaggio. In cima al monte svetta una croce di legno che saluta il nostro arrivo e, poco più avanti, una gigantesca spirale di sassi attrae la nostra attenzione.

San Juan de Las Ortegas - Burgos - Altopiano di AtapuercaRimaniamo incantati a guardarla, a chiederci chi l’abbia costruita e perchè.

La spirale, simbolo di purificazione, simbolo del cammino interiore a cui tutti gli esseri umani sono chiamati per abbandonare i propri macigni nel cuore e raggiungere una più elevata, pacifica ed armoniosa percezione del mondo.

Istintivamente lascio lo zaino a terra ed inizio a percorrerla in silenzio seguito dalla Ale. I cerchi concentrici sembrano infiniti, il centro della spirale sembra non avvicinarsi mai, un senso di sconforto sembra quasi entrare in me, mi fa venire voglia di desistere, di chiedermi il perchè ho iniziato questa via. Poi, improvvisamente tutto cambia, muta. Volteggi sempre più velocemente, con sempre maggiore entusiasmo, vedendo che la meta si avvicina. L’ultima curva, l’ultimo passo, sei nel centro.

Mi volto abbracciando la Ale, guardando oltre l’orizzonte e scorgendo il mondo tutto attorno a noi. Forse è immaginazione, forse no. Forse solamente è il fatto di essere convinti che questo rituale possa funzionare e possa avvicinarci alla nostra dimensione più spirituale. Fatto sta che, uscendo dalle sue spire, i nostri pensieri sembrano essere stati ripuliti nel profondo.

Aggiungiamo una pietra all’ingresso della spirale imitando un ciclista che aveva appena fatto lo stesso.

Crediamo che questa costruzione sia uno dei tanti segni, delle tante testimonianze, che i pellegrini lungo il cammino Francès lasciano per coloro che verrà, per coloro che attraverseranno questa stessa strada in un tempo futuro. E così facciamo anche noi, entrando a far parte di quelle sconosciute presenze che contribuiscono a costruire il sogno di tante donne e tanti uomini che attraversano questi luoghi.

Scendiamo per la morbida discesa che apre la strada verso Burgos. Un cartello ci indica il percorso da seguire, mostrandoci quanti chilometri ci sono tra un paese e l’altro, tra una fontana e la successiva.

A Cardeñuela Riopico facciamo una ulteriore sosta per la seconda colazione. Si aggiungono a noi “Black&White”, la strana coppia incontrata ieri che sembra non riconoscerci. Lo sguardo di “White” è perso nel vuoto mentre mangia la fetta d’anguria comprata al bar, uno sguardo pieno di angoscia che non riusciamo a comprendere. Attendiamo che le nostre calze si asciughino al sole e che le gambe della Ale, provate dalla fatica, si sgonfino un poco.

Il cammino segue lungo una serie di piccoli paesini di periferia semi-abbandonati.

Mi metto a raccogliere delle prugne mature su un albero a fianco del ciglio della strada, ne riesco a raggiungere tre e in quel momento vedo “Black” che si avvicina. Gli porgo la mano offrendogliene una, lei mi ringrazia e prosegue. Guardo la mano..ora è vuota.

Scoppiando in una risata ne raccolgo un altro paio prima di proseguire per poterle assaggiare, ma mi rendo presto conto che sono tutte abitate e già mangiate dall’interno. Probabilmente le uniche prugne buone dell’albero sono state le prime raccolte e donate alla nostra compagna di viaggio.

La periferia di Burgos si avvicina inesorabile, la scorsa notte gli altri pellegrini ci avevano spiegato che il cammino ufficiale entra in città per una lunga e soleggiata strada statale immersa nel traffico. C’è però una via alternativa che segue il fiume fino al centro città. Cerchiamo le indicazioni della strada alternativa senza successo, forse incantati dal suono dell’ukulele di due ragazzi israeliani e dalla voce di una ragazza spagnola che assieme cantano e suonano la loro gioia, la loro vita, il loro spirito, la loro avventura.

Una dimensione di semplicità si impadronisce di noi in quel momento, i ricordi ritornano a quella sera a Najera passata a suonare la chitarra, ai fuochi di bivacco vissuti nei tanti anni di scoutismo, a quella semplice armonia che la musica ed un canto può donare. Armonia con la natura, con il creato, con Dio e con l’universo intero.

Circumnavighiamo l’aereoporto di Burgos giungendo all’ultimo paese prima della città, da lì solo zona industriale, auto, camion e sole, tantissimo e focoso sole. Pranziamo in un bar che è anche tabacchi, giornalaio, edicola. In pratica l’unico luogo in cui spendere soldi nel paesino.

Di fronte a noi la fermata del bus in cui “White” sta aspettando un passaggio per giungere in città. Questo le vale una nomination per l’uscita dalla nuova edizione del nostro show: Santiago Express.

Che dire, sono le 13:00 quando ripartiamo. Ci facciamo una doccia nell’ultima fonte disponibile facendo scorta di acqua per quanto è possibile.

Nel giro di qualche minuto siamo nuovamente asciutti, pronti ad essere arsi dal sole, come se l’acqua non avesse mai toccato la nostra pelle e le nostre teste.

La strada è dritta, larga, spaziosa. L’asfalto riflette la luce del sole emettendo il tipico odore di bitume appena posato a terra ancora caldo. Ci aspettano otto chilometri prima dell’entrata in città, tutti uguali, monotoni, in questo deserto urbano in cui anima viva non si muove.

San Juan de Las Ortegas - Burgos - Lettura di Qoelet«Vanità, tutto è vanità», queste parole mi compaiono improvvisamente alla mente. Le avevamo sentite domenica, durante la messa a Grañón e avevano iniziato a suscitare in me qualcosa. Prendo la Bibbia, la apro, questi sono i versetti del libro di Qoelet. Inizio a leggere a voce alta, dando alle parole l’intonazione di saggezza che questa lettura suscita, inconsapevole di ciò che questo avrebbe creato.

La lettura ci dà un nuovo slancio. Distogliamo l’attenzione dalla fatica, dal calore, dal sole e procediamo a passi spediti lungo la carreggiata. Il libro balla nella mano che sussulta ad ogni passo e gli occhi si incrociano per poter mantenere il segno della riga. So però che questa è l’unica speranza che abbiamo di arrivare.

«Vanità delle vanità, questo è vanità», echeggiano le parole tra i vetri delle concessionarie di automobili, delle fabbriche e dei capannoni industriali che a poco a poco lasciano spazio ai condomini della città. Lo sguardo soddisfatto di una anziana suora incrocia il nostro, vedere dei pellegrini che camminano con la Bibbia in mano la lascia senza fiato.

Scadono gli otto chilometri e nello stesso tempo terminano anche le parole del profeta. Intravediamo un cartello che segnala la direzione per l’albergue municipal, altri 2 chilometri ci aspettano…è dall’altra parte di Burgos.

Acceleriamo ancora il passo, siamo esausti, disidratati ed affamati, le gambe della Ale sono gonfie, il suo viso accaldato ed anche il mio.

Le costruzioni diventano sempre più antiche, colme di storia. Il cammino che percorriamo passa dall’essere una distesa di petrolio ad apparire come complesso incastro di pietre tutte regolarmente tagliate. Siamo ormai allo stremo delle forze, un passo ancora e cadremmo a terra esausti.

Fortunatamente ci siamo, il portone si apre davanti a noi. Destinazione ultimo piano del palazzo, nell’ultima camerata solo qualche ulteriore letto disponibile oltre ai nostri due.

Riprendono i riti da pellegrini: doccia fredda, una grande bevuta, lavaggio dei vestiti ed un po’ di riposo. Ci alziamo alle 16:00 con due obiettivi: mangiare qualcosa ed andare in farmacia a comprare una crema di arnica per sfiammare le articolazioni doloranti. Il primo lo raggiungiamo presto entrando in un supermercato e prendendo un sacco di insalata e verdura fresca per reintegrare i liquidi, per il secondo ci vorrà un po’ di tempo in più e riusciremo a compierlo solamente poco prima di entrare nella maestosa cattedrale gotica per la messa del pellegrino.

La stanchezza ci avvolge assieme alla sensazione di felicità per la giornata trascorsa. Forse è questo il giorno in cui la vita normale cede il passo alla vita da pellegrino, ai pensieri da pellegrino, alla pace del pellegrino.

Al termine della celebrazione riceviamo anche la nostra prima benedizione, dopo tre giorni  di cammino ci sentiamo finalmente accompagnati in tutto e per tutto.

Ceniamo in una rosticceria fuori dalla cattedrale, birra e tapas ci riempiono lo stomaco e ci fanno gustare le specialità della regione. Guardiamo attorno a noi tutte le altre persone che si muovono. C’è chi è seduto su dei gradini a contemplare la bellezza architettonica del contesto cittadino, chi passeggia allegramente per le vie del centro, chi mangia e beve al nostro fianco. La soddisfazione per l’impresa della giornata è grande.

Un senso di vertigine mi rende poco stabile. Non sono ubriaco, questo è certo, sono gli effetti della disidratazione subita oggi che si fanno sentire.

Ci trasciniamo verso l’entrata del nostro albergue rimanendo incantati dalla magia di questa città. Burgos, la sua cattedrale contornata da merletti ed incisioni su pietra, il grande rosone e le due torri, la piazza e le vie del centro storico. Sembra tutto creato da una visione minuziosa ed ordinata, da una precisione sopraffina, da mani abili, che hanno saputo trasformare in realtà e curare nel tempo, l’opera di artisti ed ingegneri del passato.

Il portone si chiude alle nostre spalle, non riaprirà prima delle 6:00 di domani. Ci aspetta una lunga notte di riposo, una lunga notte di serenità.

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