Da Saint Jean a Roncesvalles – la traversata dei Pirenei

12 agosto 2015

La prima mattina di cammino

Suona la sveglia dopo una notte passata a girarsi e rigirarsi su un letto matrimoniale mezzo sfondato che ci ha fatto “riposare” nella nostra prima notte lungo il Camino. L’emozione è forte.

Ci alziamo in silenzio, spaesati, prendiamo le nostre cose ammassate sul letto e ci dirigiamo all’esterno della camerata per non disturbare il sonno degli altri pellegrini.

La difficoltà della partenza, del ricomporre lo zaino prima di partire, di sapere che tutto quello che ti serve ce l’hai sulle spalle, il timore di dimenticare qualcosa di “indispensabile” ma anche la voglia di partire e di lanciarsi verso qualcosa di ignoto ci accompagnano in questi minuti.

Per noi è una dimensione nuova nonostante gli anni passati tra campi mobili ed uscite, tra viaggi in terre straniere e culture anche molto lontane dalla nostra.

Ci stiamo per affidare solamente alle nostre forze, alle nostre gambe e ai nostri piedi, alla nostra testa, al nostro spirito. Il cammino ci attende….sono le 5 della mattina!

Scendiamo la scalinata che porta alla sala da pranzo dove facciamo una colazione molto abbondante assieme ad altri pellegrini, italiani e non, che come noi si stanno preparando per la scalata. Ci sono altre coppie, persone sole e gruppi. C’è chi decide già di prendere l’autobus. La paura di questo tratto è troppo grande per lei, ma nei suoi occhi si vede il dispiacere per non avere il coraggio di lanciarsi verso la salita.

Anch’io ho attraversato un momento simile i giorni scorsi. Le previsioni metereologiche erano tutt’altro che favorevoli (il camminare sotto la pioggia umida è per me quasi insopportabile) e, mentre ci avvicinavamo a Saint Jean in macchina, pensavo se non fosse il caso di desistere, di cambiare rotta, magari di andare a visitare la Francia al posto di iniziare questo cammino. Per fortuna la Ale mi ha incoraggiato ed il meteo oggi è dalla nostra parte! «Prevedono sole e caldo, anzi attenzione ad avere una buona scorta d’acqua» così l’hospitalero ci dà l’addio.

Riempiamo le borracce e usciamo dalla porta volgendo lo sguardo verso il dipinto all’uscita dell’ostello che riporta tutte le tappe del Camino Frances, tutte le città ed i paesini che dovremmo attraversare prima di giungere a Santiago de Compostela.

Il cammino ora è sotto i nostri piedi.

Vado a controllare per l’ultima volta la nostra auto, che  sia tutto in ordine nel parcheggio, che sia chiusa ed al sicuro. In realtà non è altro che il difficile distacco da quell’ultima cosa che per noi rappresenta la sicurezza di un mondo che conosciamo, da cui non ci aspettiamo sorprese (la sera prima avevamo già controllato tutto prima di andare a dormire), per avviarci verso una nuova via, un nuovo tracciato.

Attraverso i Pirenei

Partiamo. Il sole non è ancora sorto quando termina la cittadina di Saint Jean e ci addentriamo nella strada ad una sola corsia seguendo le frecce gialle che ci guidano. Scorgiamo le sagome di altri pellegrini, visti di sfuggita la sera prima, che salgono come noi a fatica per i ripidi tornanti della strada. In breve tempo ci dirigiamo verso i pascoli dei Pirenei, verso le loro immense vallate, verso la novità di luoghi mai visti. I volti che incontriamo sono tutti entusiasti. Di quell’entusiasmo contagioso che possiede solo chi sta iniziando per la prima volta un qualcosa di nuovo e grande, di meraviglioso.

Saint Jean - Roncesvalles - PireneiQuando il sole sbuca dalle nuvole siamo già molto alti, la nebbia si è ormai diradata e possiamo scorgere le cittadine a fondo valle ancora avvolte nel suo bianco abbraccio. Che spettacolo! Facciamo rifornimento d’acqua e di cibo nell’ultimo rifugio disponibile, da li solo pastori, pecore, piccoli muretti usati dai pastori come riparo dal vento, erba e cime ci separano da Roncesvalles.

Lo spettacolo è bellissimo, la mente inizia a fantasticare, sembra che in tutte le piccole depressioni in cui le pecore vanno a scovare l’erba ci sia il simbolo della conchiglia e quindi del cammino che stiamo percorrendo.

Non riusSaint Jean - Roncesvalles - Conchiglia nella terraciamo a trattenere la gioia e cantiamo. Cantiamo per ringraziare e lodare Dio per tutta questa bellezza che ci troviamo di fronte. Cantiamo per testimoniare la vita di cui siamo parte. Siamo qui, pellegrini in terra straniera, stiamo percorrendo e guardando le stesse strade, gli stessi paesaggi, le stesse montagne che da millenni le persone prima di noi hanno ammirato calcando queste stesse rocce, questi stessi prati. Stiamo diventando un pezzo di eternità.

Saint Jean - Roncesvalles - CavalliPasso dopo passo le facce dei nostri compagni di viaggio iniziano a divenire familiari. Incontriamo una coppia con cui ci eravamo vicendevolmente sorpassati ormai varie volte. Un paio di spagnoli dal passo lesto che ci permettono, grazie alla charlata (chiacchierata) che facciamo in loro compagnia, di salire velocemente per una importante salita. Li salutiamo al suo termine, nel momento in cui ci fermiamo ad ammirare un branco di cavalli lasciati liberi di vagare (e non solo) per queste vallate. Liberi nel mezzo della natura, liberi, come ci sentiamo noi in questo momento.

Verso le 12:00 è tempo di fare una pausa. Siamo nel punto più alto della nostra tappa e decidiamo di pranzare. Non riusciamo a non perderci con lo sguardo nell’immensa bellezza di questi luoghi, nella grandiosità di questo creato, e ne godiamo appieno.

Saint Jean - Roncesvalles - La cima

Ho iniziato questo cammino deciso a portarmi un peso in più sulle spalle, con l’idea di rileggere il libro che mi ha spinto a partire, vedere la strada che racconta e provando ad eseguire di volta in volta i semplici esercizi che riporta.

Qui, in mezzo ai Pirenei, tocca all’esercizio della semente. Trovo un posto appartato, mi chino e immagino di rinascere, rinascere da tutte le mie paure, rinascere a nuova vita, rinascere in nuovi rapporti ed in nuove modalità di affrontare ciò che mi capita davanti, immagino di essere un albero che sale, in questi pascoli erbosi, e che si fionda verso il sole. Poi, in un istante, tutto torna alla realtà.

Mi sento bene, pronto per proseguire.

Prendo nota di un pensiero che mi ha attraversato la mente in questa prima mattinata di cammino, non so bene cosa significhi ma magari si chiarirà in seguito.

“L’unico modo per vincere le paure è Amare. Ma per poter vincere la paura di Amare?”

Nello stesso momento la Ale si sveglia. Ci rimettiamo le scarpe e ci avviamo a varcare il confine ormai vicino.

Ecco il cartello che indica l’ingresso in Navarra! E’ già Spagna? Non lo è ancora? Su quello non ci sono indicazioni. Credevamo di trovare il cartello del confine come nelle scene del film “Il cammino per Santiago” ma non è così. Probabilmente gli abitanti della Navarra si identificano come un Paese a se stante, con una sua cultura, con le sue tradizioni, una sua lingua ed una sua origine. Una sorta di stato nello stato.

Non importa, ci addentriamo in un fitto bosco che scende lungo il versante opposto della montagna mentre la luce filtra tra i rami degli alberi e ci illumina la strada.

Il conto alla rovescia è iniziato ma le gambe sono talmente stanche che questi ultimi kilometri sono i più faticosi. Li trascorriamo allietati dall’incontro con un giapponese, anche lui esausto, che si unisce a noi per la discesa. La chiamano la “spezza ginocchia” indovinate un po’ il perchè? Ripidissima, scivolosa e piena di sassi. Questa è una delle due strade che scendono a Roncesvalles, la più dura secondo la cartina che abbiamo in dotazione ma quella indicata dalle frecce gialle lungo il percorso.

Ci avventuriamo in questa pazzia suicida assieme al nostro amico. Ad un certo punto troviamo vari indumenti tra cui delle mutande lanciate in mezzo al bosco da qualche pellegrino in un gesto liberatorio! Ci domandiamo come mai: un incontro focoso? Un gesto di esultanza? Nulla delle nostre ipotesi ci pare sensata…

Dopo mezzora di discesa sentiamo che ormai la meta è vicina. Siamo scesi già di parecchio ed il nostro amico giapponese decide di provare una discesa a gambero, senza guardare dietro di sè, per preservare le ginocchia per i giorni a venire. Ci sembra un po’ pazzo vista la ripidità del tracciato, ma agilmente (forse anche più di noi) passa da una pietra all’altra appoggiandosi ai suoi bastoncini da nordic waliking.

Finalmente sentiamo il rumore di un fiume e le voci di alcune famigliole che trascorrono il pomeriggio lungo le sue sponde. Ci avviciniamo e chiediamo in uno spagnolo un po’ stentato «Està lejos Roncesvalles?». No! ormai siamo arrivati.

Esultanti per la grande scalata, 27km di pura follia, ci gettiamo esausti a terra per raccogliere le ultime forze. Dietro ad un grande albero si apre il grande complesso monastico che ci ospiterà per questa notte. Roncesvalles, la sua storia, la sua importanza per i pellegrini, per i cavalieri che vi sono transitati, la sua imponenza e la sua bellezza sono qui davanti a noi.

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