Roncesvalles – Il paese senza tempo

Roncesvalles, 12 agosto 2015

La porta si apre e una dolce signora viene ad accoglierci. Ci chiede come stiamo e come è andato il viaggio e ci rassicura sul fatto che nell’albergue ci sono ancora posti disponibili. Che bella notizia!

Ci sono pellegrini ovunque che salgono e scendono dalle scale, tutti entusiasti dell’impresa appena compiuta. La donna ci indica gentilmente l’entrata dell’accoglienza dove ci verrà assegnato il posto letto. Consegnamo la credenziale e ci viene comunicato il numero dei letti…le scale ci attendono. Terzo piano!

Togliamo le scarpe prima di salire, i piedi finalmente respirano ed è giunto il momento di concedergli un po’ di riposo.

L’albergue di Roncesvalles sembra un sogno, sicuramente è stato ristrutturato molto di recente. I letti sono comodi, disposti in nicchie a due a due. Il tetto travato in legno, un vero chalet di montagna.

Posiamo gli zaini e ci sistemiamo, doccia e via a lavare i vestiti per il giorno seguente. Già perchè uno dei simboli del cammino è l’essenzialità quindi i vestiti te li devi lavare la sera per far si che siano asciutti per il giorno dopo! Una bella esperienza per comprendere che per vivere bene, senza rinunciare all’igene, a volte basta veramente poco.

Roncesvalles - Scambio oggettiLi vicino un tavolino fa riflettere i pellegrini proprio su questo. “Deja lo que le sobre. Coge lo que necesites” recitava un cartello. Quale momento migliore dopo una tale sfaticata per riflettere sul superfluo, sulle cose che realmente servono e su quelle invece che sono inutili, sui nostri pesi e sui nostri fardelli fisici e non solo.

Più di qualcuno ci ha pensato, infatti sul tavolino giacciono oggetti di vario tipo. Tra tutti uno veramente ma veramente inutile in questo contesto. Una scatola di petardi, qualcuno li aveva portati con se dalla francia e fortunatamente aveva deciso che erano un “peso” per cui non valeva più la pena di faticare. Eccoli li abbandonati sul tavolino forse per suscitare le risate di chi ci passava di fronte.

Dopo un po’ di riposo iniziamo ad aggirarci per il paesino. Un monastero immenso e spettacolare in cui il tempo sembra essersi fermato circondato da un paio di bar. Roncesvalles è questo.Roncesvalles - Monastero

Si respira la storia di questo luogo. Una storia costellata di miti e leggende, di cavalieri ordinati nella cripta della cattedrale, di eroi che sono morti durante nobili battaglie. Oggi come un tempo è una tappa quasi forzata per chi decide di percorrere il Camino Frances.

I pellegrini si riconoscono a vista, non tanto dall’abbigliamento (che già da una buona indicazione) ma piuttosto dal modo sofferente di camminare. Gambe dritte e camminata a compasso, questo è il minimo comun denominatore di coloro che hanno attraversato oggi i Pirenei.

La cena non è nulla di particolare, particolare invece è l’incontro che ha generato. Conosciamo una coppia francese sulla sessantina molto alla mano, in loro brilla qualcosa di speciale. Cerchiamo in qualche modo di comunicare creando per l’occasione un nuovo idioma. Un misto di italiano, inglese, francese e spagnolo condito da gestualità e mimica non indifferente. Ci raccontano la loro storia, una storia che insegna la pazienza e la costanza, il coraggio e l’amore. Sono partiti molti anni fa con l’obiettivo di arrivare a Santiago. Sono partiti dal nord della francia lungo il ramo del camino frances che arriva dal centro europa. Sono partiti con molte speranze e poco tempo a disposizione e quindi l’unica possibilità che hanno per completare il camino, è quello di suddividerlo anno dopo anno sette giorni alla volta. Ci raccontano di immensi prati, di vallate, di alberi di ciliege con cui si sono sfamati mentre attraversavano la francia. Si vede in loro l’amore per questo cammino, il desiderio che hanno di arrivare a Santiago e la costanza con cui stanno inseguendo questo sogno. Il motivo di tutto questo? Non ce lo dicono. Ci mostrano però le loro credenziali già colme di timbri, di strada, di esperienze, di vita. Noi siamo sono all’inizio del nostro cammino, loro invece hanno appena oltrepassato la metà.

Tutto questo ci dona speranza. Sappiamo che quest’anno non arriveremo a Santiago, non siamo pronti e non ne abbiamo il tempo, ma intravediamo un’altra strada possibile. Una strada che loro stanno già tracciando e di cui sono un esempio lampante. Una strada composta di pazienza e di attesa.

Suonano le campane, la messa del pellegrino ci attende. Le porte della cattedrale si aprono davanti a noi, la chiesa è già colma ma troviamo un paio di posti ancora liberi.

Questo è il luogo di partenza del cammino francese in terra spagnola.

Si avverte l’atmosfera differente, una densità ed una forza che non si trovano con facilità. Ripenso a tutte quelle volte che sono entrato in una chiesa senza sentire nulla, avendo la percezione che fosse vuota, come abbandonata da Dio.  

Ma qui, qui qualcosa di diverso c’è! Lo si può vedere anche attraverso gli occhi dei frati che celebrano l’eucarestia, lo si può vedere in come i pellegrini vi partecipano. Non credo si possa spiegare a parole ma è reale e questo luogo ne è pieno.

E’ pieno dei passi e dei pensieri con cui i pellegrini medievali avevano trovato protezione in questo rifugio. E’ pieno delle loro preghiere, invocazioni e speranze. Qui avevano ricevuto l’invio da parte dei monaci. Qui anche noi tra poco riceveremo la prima “benedizione del pellegrino”, quella benedizione che ci accompagnerà nel nostro cammino a Santiago prima e nella vita poi. Benedizione che è rimasta la stessa da millenni, dal giorno in cui il primo pellegrino si è avventurato in queste terre con la nostra stessa meta.

La messa termina, abbiamo la possibilità di fare un giro “turistico” del monastero assieme ad uno dei frati. Ma qualcosa mi chiama e decido di non andare.

Scendo per le scalinate che portano alla cripta, mi siedo. Lo sguardo vaga stupito tutto attorno a me, le pietre incastrate in un gioco di forme creano una cupola che si estende qualche metro sopra al pavimento. Una vera opera d’arte. In tutta la sala solo tre sedie ed una croce, nient’altro attorno a me.

Da quanto tempo non riuscivo a stare solo con me stesso, da quanto tempo non riuscivo a mettermi di fronte alle mie preoccupazioni e ai miei conflitti interiori più grandi con serenità, da quanto tempo non possedevo la volontà per farlo.

Questo luogo sembra essere qui appositamente. Mi siedo e chiudo gli occhi per ascoltare, cerco di capire cosa stà accadendo. Inizio a singhiozzare. Le lacrime scendono dal mio volto, liberandomi da tutte le tensioni ed i mostri che mi porto dentro, che io stesso ho contribuito a formare, ma che se ne stanno andando per permettermi di vivere a pieno questo cammino. Mi sento accompagnato, accolto, abbracciato. Vorrei che non avesse mai fine. Ringrazio Dio per questo scossone, per questo risveglio.

Una preghiera esce direttamente dal mio cuore:

Che i tuoi occhi si aprano per vedere sempre le necessità e la bellezza del mondo

Che la tua bocca possa esprimere sempre Lode e Amore

Che il tuo cuore sia pieno di Amore per il mondo

Che i tuoi passi portino verso il Cammino

Questo è il punto di inizio del cammino e, una volta iniziato, non si può più tornare indietro. Qui una porta che si apre ed una si chiude.

Rimango fermo, immobile a godermi quell’attimo di Pace.

La Ale viene a chiamarmi, la chiesa stà per chiudere. E’ tardi e domani ci aspetta un’altra marcia importante. Ci avviamo nei nostri letti soddisfatti di questa giornata abbracciandoci e condividendo quanto accaduto.

Iniziamo ad intuire e subire il fascino di questa strada, a comprendere il perchè questo Camino attira persone così tanto diverse tra di loro, il perchè di tutte le storie e le leggende sul suo conto e forse anche il perchè ci siamo avventurati tra le sue strade. Ma per oggi basta. Ci abbandoniamo al sogno, tenendoci per mano, curiosi di scoprire cosa ci riserverà il domani.

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