Puente la Reina – Estella – la strada da seguire

16/08/2015

Si sta facendo giorno, le antiche pietre di Puente la Reina accolgono il nostro sguardo mentre seguiamo le frecce all’interno del paese. Davanti a noi si erge il ponte in tutta la sua magnificenza. Solido, sicuro, stabile. Attraversandolo risvegliamo il nostro corpo piano piano preparandolo ad intraprendere una nuova giornata di cammino.

La strada costeggia la tangenziale per poi addentrarsi in lunghe distese di vigneti ed uliveti.

Il cielo è limpido, di un azzurro intenso che brilla sopra alle nostre teste. Muretti a secco affiancano la pista dei pellegrini contenendo e segnalando i confini delle varie proprietà.

Ne scavalchiamo uno, addentrandoci nel fitto di un giardino di ulivi secolari.

I nodosi rami penetrati dai raggi di questo primo sole ci osservano mentre ci perdiamo, felici, in questo labirinto. Il fruscio del vento tra le foglie porta pace nei nostri animi, calma le nostre menti. La terra è sabbiosa, di un colore chiaro, quasi desertico. L’aria che respiriamo ispira preghiera e riflessione mentre ci Puente la Reina - Estella - Ulivetiaccarezza i capelli. Decidiamo quindi di fermarci, ringraziando Dio per quanto accaduto fino ad ora in questo cammino.

La mente ritorna per un attimo al deserto del Neghev, ai colori simili di quella terra. Agli ulivi del monte a Gerusalemme. Questi non sono di certo così antichi, ma di pellegrini per questa strada ne hanno sicuramente visti passare molti.

Il nostro canto si leva verso il cielo e verso la terra, seguendo le direzioni del vento. Ci sentiamo liberi in questo momento mentre il sole riscalda i nostri volti, una gioia indescrivibile ci pervade.

Basta però un piccolo salto, e siamo di nuovo lungo il Camino.

La strada prosegue tra salite e discese. Oltrepassiamo la cittadina di Cirauqui, dove ci fermiamo per una breve colazione nell’unico bar aperto.

Puente la Reina - Estella - Mappamondo Cirauqui In lontananza intravediamo una figura, creata con degli arbusti, nel versante di una collina rivolto verso di noi. E’ il ritratto della Terra.

Tutti i continenti, i mari e le isole sperdute raffigurate in modo che chiunque le possa scorgere. Il tutto è stato realizzato in occasione della giornata mondiale per l’ambiente del 2012, a ricordare quanta importanza abbia questo pianeta per la nostra stessa esistenza. Quanto noi, con il nostro comportamento, possiamo fare per salvaguardarlo, per mantenere la vita (nostra e delle altre specie) ancora sospesa in equilibrio su quel filo finissimo, ormai sfibrato, che è l’attuale ecosistema terrestre. Lo stiamo rompendo, volontariamente, permettendo alle nostre vite di cadere in un baratro inesplorato e senza confini. Ma possiamo ancora ripararlo! Ricucendo ciò che è ancora possibile e salvando la vita su questa terra così come oggi la conosciamo.

Le frecce continuano ad indicarci la giusta via da seguire. La strada è bella, costeggiata da more in piena maturazione che, come ogni giorno, ci forniscono le vitamine per continuare il cammino. Ne raccogliamo a manate e, passo dopo passo, le mangiamo. Non appena le mani si svuotano ci fermiamo a raccoglierne delle altre, in una ripetizione semi-automatica che ci dona ritmo ed allegria.

Ma le parole di ieri sera di “DR” ci rimbombano in testa, abbiamo un po’ di confusione. Pensiamo di non aver raccolto a pieno ciò che lui voleva trasmetterci. Questa sera, se lo incontreremo di nuovo, abbiamo molte domande in serbo per lui. Vogliamo chiedergli di spiegarci meglio quello che ha provato a trasmetterci con quelle sue parole. Sappiamo che è qualcosa di importante, ma ancora non riusciamo a comprenderlo.

In un momento di pausa rileggo alcune riflessioni della giornata di ieri:

L’amore viene da tutto, da tutti e soprattutto da Se stessi.

La bellezza ed il creato sono amore, e l’amore è ciò che porta alla vita.

In una qualsiasi forma sia AMORE E’ VITA!

Sposta l’attenzione da l’ego al mondo intero e vivrai nell’Amore.

Non ne conosco ancora bene il significato, non sono nemmeno certo che siano del tutto corrette. Sono intuizioni, avute durante il cammino, durante l’incontro con gli altri pellegrini. Vedremo se in futuro troveranno conferma o se verranno smentite in parte. Si, in parte, perchè un fondo di verità sono sicuro che la contengono. Un fondo di vita e di speranza, che per ora sono solamente impresse nella carta e che magari, un giorno, si imprimeranno anche nel mio essere.

Puente la Reina - Estella - Ponte di luceSulla destra si apre una galleria con una freccia gialla, dobbiamo infilarci al suo interno per passare al di sotto dell’ultimo tratto di superstrada della giornata. Il tunnel è illuminato dalla luce del sole che penetra dal lato opposto. Passo dopo passo le sagome dei pellegrini scompaiono inghiottite da questo bagliore armonioso.

Che bello il sole. La sua luce rigenera, scalda, porta allegria e gioia. Un compagno di viaggio invidiabile che, fino ad oggi, ci ha sempre accompagnato e ci è sempre stato accanto, illuminando il nostro cammino.

Ma serve stare sempre allerta. «Fermi! quella è la strada sbagliata!» urliamo verso un gruppetto di persone. Parlando si erano distratti e stavano andando per un’altra via. E’ molto facile perdersi quando si è in gruppo o assorti nei propri pensieri. Le frecce ci sono, sono davanti ai tuoi occhi, ma c’è bisogno della volontà di vederle, di seguirle. Basta una piccola distrazione e, in un batter d’occhio, ti ritrovi nella strada sbagliata diretto chissà dove. E allora si che inizia la disperazione. Nuovi passi si sommano a quelli già necessari per arrivare alla meta, magari con le gambe già stanche e provate, diventa quasi una tortura proseguire.

Ma noi oggi siamo sulla retta via. La strada inizia a scendere dolcemente, ci stiamo avvicinando ad Estella. Carte, bicchieri, pacchetti di sigarette, lattine di birra sparse agli angoli della strada. Un segno di disprezzo? Speriamo di no. Forse è semplicemente un segno di ignoranza. Ignoranza nel non sapere quanto tempo impiega il nostro pianeta a digerire tutta quella spazzatura. Ignoranza per non voler ascoltare quanto, solamente pochi chilometri prima, le persone hanno voluto simboleggiare con quel mondo disegnato nella terra.

“Buen pan. Excelente agua y vino, carne y pescando. Llena de toda felicidad”. All’entrata del paese una fontana ci accoglie con queste parole. Parole che descrivono Estella in tutta la sua storia. Parole scritte da Aymeric Picaud, autore della prima guida sul camino nel XI secolo e, dicono, ancora attuali…stasera vedremo.

Puente la Reina - Estella - Pan, Agua, Vino, Pescado y Carne

Nei pochi passi che ci separano dall’entrata nella cittadina l’immaginazione dilaga. Il nome ricorda un qualcosa di piccolo e grazioso. Un tesoro nascosto e ben protetto dietro a quattro mura. Un tesoro da custodire e tramandare. Queste sono le mie aspettative mentre ci accingiamo ad entrare all’hostal municipal.

Seguiamo i soli riti da pellegrini.  Doccia e lavaggio dei vestiti. Decidiamo, diversamente dagli altri giorni, di andare a riposarci vicino al fiume, ci hanno detto che è meraviglioso.

Ci dirigiamo verso il centro mentre piano piano le mie aspettative su Estella svaniscono. Non è piccolo ne incantato, la città vi è cresciuta attorno. C’è una parte storica, composta dalle molte chiese che svettano sui vari colli della cittadina. Ma soprattutto molto caos e molte costruzioni tutt’altro che piacevoli alla vista.

Scendiamo in riva al fiume nel punto più vicino al centro città. L’odore è forte e sgradevole. Non è l’acqua, ma il fatto che questa riva viene utilizzata come bagno pubblico dalle persone. 

Un tronco però galleggia tra la spiaggetta di sassi ed il torrente. Lo utilizziamo come panchina mentre poniamo i piedi dentro il fiume gelido per riattivarne la circolazione. Hanno bisogno di un po’ di riposo pure loro. L’estasi li pervade per qualche minuto mentre alcuni pellegrini ci salutano dall’alto dell’antico ponte, porta d’ingresso della parte storica della città. 

Rinvigoriti dall’acqua iniziamo a vagare per le vie del centro, cercando di scoprire a che ora ci sarebbe stata la messa del pellegrino. La passione per questo paesino non si accende, così ritorniamo sui nostri passi e decidiamo di raggiungere il gruppo degli italiani che si erano stanziati presso un’altra riva del fiume.

Piedi e caviglie gonfie, ghiaccio e acqua gelida per sfiammare. La tendinite, peste nera dei pellegrini, ha colpito alcuni di loro.

Tra i mali possibili che si possono affrontare durante il Camino questo è sicuramente il peggiore. Se hai una vescica in qualche modo riesci a camminare. Ma la tendinite è una cosa seria (nei casi più gravi viene prescritto perfino un antibiotico). Il piede è rigido, gonfio, dolorante. Alcuni di loro proseguiranno in autobus almeno per la prossima tappa, nella speranza che un giorno di riposo gli permetta di ripartire.

Passiamo un po’ di tempo in compagnia, sdraiati all’ombra dei salici che costeggiano questo tratto del fiume Ega. Ma presto giunge l’ora, e ci avviamo verso la cattedrale.

Mi siedo in disparte, lontano da tutti, per riflettere e meditare. Per provare a integrare in me gli stimoli della giornata di cammino. Per liberare la testa da tutti quei vorticosi pensieri che non permettono un reale incontro con Dio.

Rimango li per tutta la celebrazione, unendomi agli altri pellegrini solamente per il momento della benedizione e dell’invio.

Uscendo trovo la Ale che parla con “DR”. Le nostre chiacchierate possono continuare anche questa sera. Che bello!

Ci avviamo verso l’unico menù del pellegrino che abbiamo visto in città, nel locale subito di fronte all’ostello. La cena è soddisfacente. L’atmosfera è bella, rilassata, come quando ti trovi a parlare con amici di vecchia data. E sì che ci conosciamo solo da 4 giorni!

La domanda della serata è questa, semplice e diretta. Come possiamo fare, come coppia, a scegliere? Come possiamo fare a decodificare il modo che Dio ha per parlarci? Come possiamo integrare tutto quello che stiamo vivendo nella nostra vita?

«Le scelte?», ci risponde “DR”, «fatele per Amore. Non sapete che direzione prendere? Guardate le possibilità e scegliete in base a dove il vostro Amore vi dirige. Se una scelta non è fatta con Amore non porta a nulla». Una risposta secca, semplice, ma allo stesso tempo illuminante e molto complessa. Nasconde al suo interno un’infinità di possibilità, un paradigma completamente nuovo. Una visione dell’uomo e della vita, a cui mai avremmo potuto pensare.

Fare le cose con Amore, per Amore. Se le decisioni vengono prese in questo modo hanno un peso completamente diverso. L’Amore è quindi una freccia, come quella che seguiamo ora per raggiungere Santiago, che guida la gente nella vita di ogni giorno. Wow, la teoria è semplice, chissà se riusciremo mai a metterla in pratica.

Ad un certo punto un uomo ci batte la spalla. «Son Pelegrinos? El hostal està cerrando ahora!». Cavolo, eravamo così presi dalla discussione che non abbiamo visto l’orario. Paghiamo velocemente e voliamo dentro alla porta che si chiude alle nostre spalle. Le luci sono già spente in tutto il complesso, i pellegrini sono affollati nel buio della cucina mentre terminano il loro pasto.

Troviamo un piccolo posticino dove sederci e concludere assieme la nostra serata.

Anche per oggi il cammino ci ha dato molto più di quanto ci aspettavamo. Una abbondanza che sembra non poter aver fine. Quell’Amore, che ieri stava iniziando a scavare dentro di noi, sta tracciando solchi profondi nella nostra esistenza. Ci sta donando insegnamenti di vita che mai avremmo immaginato di incontrare.

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