Una pausa nel pellegrinare verso Santiago de Compostela

Ritornando a casa

20/08/2015

Il portellone dell’autobus si chiude di colpo mettendo fine al nostro camminare. Traccia un solco invalicabile tra noi e la strada che abbiamo percorso. Quasi per impedire la tentazione di scendere, di scappare, di ritornare lungo la via che ci ha condotto per tutti questi giorni.

Entrare in un in un mezzo di trasporto è un’esperienza nuova, strana. Abituati all’aria aperta, agli ampi spazi, al suono della natura, al caldo dell’estate. In questo momento è come essere richiusi in una gabbia. L’aria condizionata è accesa a mille, le ruote girano veloci conducendoci nel senso contrario, facendoci percorrere in senso inverso tutti i chilometri che le nostre scarpe hanno impresso nelle loro suole. Notiamo i pellegrini che ancora marciano ai bordi della strada inseguendo il loro sogno, camminando con fatica verso Santiago de Compostela.

Uno dopo l’altro tutti i momenti di questo cammino ci passano davanti agli occhi. Emozioni, sentimenti, risate, pianti, persone, incontri, ritornano piano piano alla memoria mentre le lacrime scendono dal mio viso.

Siamo appena usciti dal tracciato giallo del Camino de Santiago, ma siamo consci che stiamo per cominciare a tracciare un’altra via per la stessa meta.

Il silenzio, la solitudine, la condivisione, tutto questo torna a casa con noi e porterà frutto, ne siamo certi. Ci condurrà in sentieri inesplorati, forse pericolosi, forse pieni di soddisfazione.

Vivere nel Camino è facile. Sembra di no ma tutto il necessario è presente. Questo permette di gustare ogni singolo attimo, fare di ogni istante un eterno presente.

Ora il Camino è in noi. Sappiamo già che un giorno non lontano lo termineremo, non sappiamo però quando succederà. Siamo convinti però di una cosa; anche se non saremo in un tracciato segnato così chiaramente, seguiteremo a camminare con lo stesso obiettivo: mettere a frutto gli insegnamenti che ci siamo portati dentro, che si sono rivelati a noi durante questa avventura.

E’ stata un’esperienza talmente straordinaria che forse abbiamo la necessità di integrarla in noi prima di poterla concludere. Questo è l’unico motivo che ci permette di lasciare questa pista.

Mi sento come un castello di carte spazzato in aria dal vento. Giorno dopo giorno si sono accumulate dentro di me in un numero così cospicuo, in un tempo così veloce che è bastato il piccolo moto d’aria innescato dalla porta del bus per farlo cadere. Adesso è ora di ricostruirlo. E’ tempo di far trovare un nuovo equilibrio ed un nuovo posto alle esperienze che si sono aggiunte alla mia vita.

Quelle di questa settimana saranno le nuove basi, il nuovo fondamento del mio castello, i nuovi presupposti per ripartire verso una nuova avventura.

Ritorno sapendo di non essere solo. Al mio fianco ci sono innumerevoli persone pronte ad aiutarmi. Mi porto a casa una fiducia ritrovata verso il prossimo e verso il mondo intero. Consapevole che, una volta iniziato questo cammino, non c’è modo di tirarsi indietro. Non è più possibile essere la stessa persona di prima. Non è più possibile guardare il mondo con gli stessi occhi.

A Logroño dobbiamo cambiare compagnia di trasporto. Abbiamo una lunga sosta prima della ripartenza, così ci aggiriamo per le vie della città. Lo zaino sulle spalle, le ciabatte ai piedi. Arriviamo casualmente davanti al portone che ci aveva accolto il 18 di agosto, due volti amici ci aprono la porta ed in loro nasce un sorriso.

Molti sono i pellegrini che vedono passare, pochi quelli che vedono ritornare. Il loro sguardo comunica queste parole. Un abbraccio caloroso rende meno amaro questo addio, rende meno amaro lasciare qIntermezzo Santiago de Compostela - Saint Jean Pied du Portueste terre.

Il nuovo bus ci conduce attraverso la Navarra fino a Roncesvalles. Il tempo corre veloce, troppo veloce. Nove giorni per l’andata, solamente qualche ora per il ritorno. Scendiamo per un cambio vettura al volo. Nemmeno il tempo di gustare un’ultima volta questo luogo così speciale che ha segnato un primo spartiacque in questa avventura.

L’autobus si getta in un impressionante slalom tra i tornanti che attraversano i Pirenei. Accelerazioni, brusche frenate, sterzate e salti. Più volte sembra che siamo sul punto di capitombolare giù per il dirupo. Il cuore, e non solo, ci balza in gola..un viaggio per stomaci forti.

Per fortuna arriviamo sani e salvi alla nostra prima partenza, Saint Jean Pied du Port.

La serata la passiamo camminando avanti e indietro nella via principale del centro, ricalcando passo dopo passo il Camino che abbiamo già percorso, gustandoci l’atmosfera che si respira nelle strade segnate da quel giallo simbolo. E’ tempo dei saluti, è tempo di tornare a casa.

 

Una nuova partenza

31/07/2016

Un anno passa in fretta. Le stagioni si susseguono senza fermarsi. Autunno, inverno, primavera e ancora estate. Ancora estate, ancora caldo, ancora sole che, giorno dopo giorno, sorge senza sosta e senza mai stancarsi. La nebbia, ed il freddo dell’inverno sono ormai solamente un ricordo. Un anno ricco, un anno pieno di soddisfazioni soprattutto per la Ale. Un libro pubblicato per sensibilizzare le persone sul tema dei cambiamenti climatici. Per mettere in guardia sulle prospettive e sugli scenari che si realizzeranno se non metteremo un freno alle nostre emissioni e non inizieremo presto a considerare l’ecosistema in cui viviamo – la Terra – come uno dei beni più preziosi che abbiamo.

Un anno però anche difficile, tanti dubbi, perplessità e preoccupazioni lavorative. Il dubbio se lasciare o meno il mio posto di lavoro, se inseguire o meno il sogno di sviluppare maggiormente l’attività come Operatore Shiatsu. Nella mia testa tutto gira in tondo, i pensieri si susseguono senza sosta.

La sensazione è quella che mi manchi qualcosa, è quella sensazione che emerge quando inizi una strada ma non la porti a compimento. La sensazione è quella che quel famoso castello di carte non si sia ancora pienamente ricomposto, che non tutti i tasselli si siano ricongiunti per formare una nuova stabilità. Che forse, nel momento del primo arrivo, non tutto era stato ancora compreso a pieno. Che non tutti i pesi erano ancora stati abbandonati. Che non tutti gli stimoli ricevuti erano stati integrati nella mia essenza. Che forse, la fiducia con la quale ho lasciato il Camino, era appena sbocciata ma non aveva ancora messo radici profonde.

Ci troviamo così con un biglietto in mano, sono le 7:30 del 31 luglio e siamo all’Intercambiador de Avenida de America a Madrid. Un biglietto di sola andata con destinazione Santo Domingo de la Calzada. Un biglietto che porta con sè il potenziale di arrivare a vedere il campo delle stelle. Un biglietto che da il via alla nostra seconda partenza, alla speranza di riportare nuovo ordine nel profondo del mio animo.

Due zaini ci accompagneranno, uno da 6 e uno da 8 chili. Crediamo di aver preso lo stretto necessario questa volta, vogliamo riempirlo il più possibile dell’esperienza del cammino e adornarlo di quella essenzialità che poche volte, al giorno d’oggi, è possibile sperimentare.

Il Sole inizia ad illuminare il giorno mentre il grande cielo della Spagna si apre di fronte a noi. Nel deserto in cui ci troviamo, il blu intenso del mattino dona una nuova speranza. Il Camino ci attende e noi siamo impazienti di ricalcare il suo suolo, di rivedere quel giallo acceso che guida i pellegrini, di tornare a sentire il peso dello zaino sulle spalle, di tornare a respirare, di tornare su quella millenaria via che ci condurrà fino alla fine del mondo.

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