Castrojeriz – il tempio del silenzio

04/08/2016

 

Chiedo informazioni alle persone presenti nella cucina dell’albergue mentre sorseggio un tè. «Quell’uomo è giunto qui qualche anno fa», mi raccontano, «Ha acquistato un rudere lungo la via principale, uno dei tanti presenti nella zona e si è messo a ristrutturarlo. Il “Tempio del silenzio” è il risultato dei suoi lavori che devono ancora essere ultimati. E’ un luogo in cui non vi sono suoni emessi da uomo. E’ fatto per pensare, leggere, ammirare, pregare, contemplare. Lì, gli scambi con le persone non sono verbali ma ad un differente livello di percezione.».

La frenesia che è in me però torna a manifestarsi. La preoccupazione per lo stop anticipato rispetto alle aspettative mi divora. Vedo però la Ale stremata, distesa nel letto che riposa, che cerca con tutte le sue forze di reagire per poter ritornare in forma. Il suo corpo le sta mandando dei messaggi molto chiari, ha bisogno di uno stop. Tutto questo sforzo lo sta facendo per me ed io le sono grato, lo sta facendo per permettermi di realizzare il mio sogno, di arrivare a Santiago e proseguire fino alla fine del mondo.

La forza che mi chiamava prima al “Tempio del silenzio” continua ancora a spingermi, seguo così le indicazioni degli hospitaleri e mi dirigo in senso contrario rispetto alla via segnata dalle frecce gialle. Ed eccolo lì, sulla sinistra, la porta d’ingresso del “tempio”. La apro e subito si percepisce l’atmosfera di calma e pace di questo luogo. La musica echeggia, rilassante, rimbalzando da un muro all’altro delle stanze. Compiendo capovolte, giri, volando da un orecchio all’altro delle poche persone presenti.

Dei quadri sono appesi alle pareti. Foto e frasi, raccolte in una vita dedicata alla preghiera e alla meditazione. Massime appartenenti a varie culture sparse per il mondo e qui raccolte per illuminare il cammino di chi vi transita. Libri, fonte di sapienza, sono ordinatamente riposti nelle varie sale che si aprono a partire dall’ingresso. Tra tutti uno attira la mia attenzione. Lo Zohar, il libro dello splendore, un testo profetico della tradizione Cabalista. Lo sfoglio passando lo sguardo tra le pagine scritte in ebraico antico, scorrendo lettera dopo lettera, frase dopo frase, ponendo attenzione alla forma dei simboli impressi dall’inchiostro, alle loro curvature, alle loro combinazioni. Ho la sensazione che queste pagine mi parlino, mi stiano trasmettendo qualcosa, mi stiano facendo immergere in una percezione diversa di spazio e di tempo. La Pace inizia a ritornare in me, io in lei.

Esco nel cortile interno ancora in ristrutturazione. Due stradine, artigianalmente decorate, terminano in anfratti profondi nella roccia. Una piccola scalinata scende verso il centro della montagna, all’ingresso una freccia con su scritto “Grotta della croce di luce”. Scendo per i gradini facendo attenzione a non sbattere la testa, curioso e timoroso allo stesso tempo durante l’esplorazione. Al termine del corridoio lo spazio roccioso si apre, uno sgabello, una croce luminosa al centro. I raggi del sole pomeridiano entrano da una apertura sulla parte superiore della volta, mi siedo così, immobile, nelle profondità della terra.

Il silenzio qui cambia tonalità. Diventa profondo, quieto, non è un suono creato dall’unione dei suoni del mondo, ma è un’assenza totale di esterna interferenza. Il caos presente nella mia mente sembra come un tuono scagliato a terra con forza. I pensieri, folli cavalli selvaggi, si scontrano e si muovono a creare un regno di pazzia. Le aspettative volano alte, come uccelli del cielo, ma si schiantano presto contro muri invisibili. Il respiro, lentamente, prende forma, rallenta, chiarifica, fa emergere così uno spiraglio di quiete.

Ritorno all’albergue carico di entusiasmo per vedere se la Ale si è ripresa. E’ ancora sfinita ma facciamo merenda insieme condividendo con altri pellegrini le risorse della cucina.

E’ qui che incontriamo “A”, una ragazza dai movimenti sinuosi, curvilinei. Sembra una gatta che lievemente appoggia i suoi arti a terra, uno dopo l’altro, in modo ordinato e soave.

C’è subito un certo feeling tra di noi tre e ci accordiamo per preparare la cena assieme. Gli racconto del “Tempio del silenzio” e, mentre la Ale torna a riposare, noi ci avviamo a ripercorrere la strada che conduce a quel posto fantastico. Entriamo assieme ma poi ci perdiamo presto, ognuno per i suoi pensieri. Entro nel giardinetto laterale, una cascata d’acqua si tuffa in una vasca cristallina, salgo al primo piano dove altre nicchie sono state ricavate da altrettante sale. Le candele accese a terra muovono le loro fiamme al ritmo degli spostamenti d’aria delle persone che, a passi lenti, scrutano le pareti colme di saggezza.

Questo luogo raccoglie ed unifica tutte le meravigliose culture create dall’umanità in questi millenni della sua storia. Pone fine a tutti gli scismi, i conflitti, le lotte per la supremazia, le guerre sante e le oppressioni. Come possano aver fatto gli uomini, di culture diverse e molto lontane tra loro, a creare dei pensieri tanto vicini e unitari? Come possano poi aver combattuto per imporre una filosofia rispetto ad un’altra solamente per l’ignoranza di non cercare di avvicinarsi, con serenità, all’altro? Quest’uomo ha creato un crocevia. Aprendo la sua casa ha permesso al mondo di entrare, alla sua pace di uscire, alle persone di rendersi conto della perfezione e dell’armonia dell’universo, del creato, dell’esistenza tutta. Unità e pace, pace e unità, tra tutte le divisioni e le paure umane, tra tutti i pensieri e gli scritti, guidati dall’Amore, che hanno valicato gli oceani del tempo per giungere fino a noi.

“Per chi ha Amore, il tempo è infinito.” Questa frase echeggia nella parete del corridoio del piano superiore. “Per chi ha Amore, il tempo è infinito.” Questo eco riempie il mio cuore e si fissa all’interno dei miei pensieri. Il tempo, lo spazio, tutto cambia prospettiva se guardato con Amore. Le vicende che ci troviamo ad affrontare ogni giorno, le difficoltà, gli scontri, le distanze. Ogni piccola, finita, cosa del mondo, guardata con questi occhi permette di scrutare e rivelare l’eternità, l’infinito, la meraviglia che sta ovunque, dentro e fuori di noi.

Mi accorgo che sono quasi le 19:00, ora della chiusura. Corro dalla Ale per vedere se riesce almeno ad entrare per intuire questa meraviglia. Corro verso l’ostello, la recupero e corriamo poi insieme verso il “tempio del silenzio”, ma è tutto vano. La porta si è già chiusa dietro di me, si è già chiusa a chiave dietro di noi, senza volere nulla in cambio di questo pomeriggio, senza pretendere un’offerta di alcun genere, lasciando questo tempo trascorso incastonato in una dimensione personale, come una pillola che posso solamente raccontare e non condividere con chi, assieme a me, sta percorrendo questo stesso cammino.

E’ tempo di cenare. Ritroviamo “A” che sta facendo aperitivo in piazza, «Una birra dopo tutto questo sole e questi chilometri è necessaria per reintegrare i sali minerali», ci dice ridendo. Compriamo il necessario al chioschetto lì vicino e ci avviamo a creare una pasta fredda.

A noi si uniscono persone raccolte, non si sa bene come, tra i letti dell’albergue che è in fermento. Degli italiani che cucinano in terra spagnola è sempre un evento importante, anche se il piatto proposto non è nulla di particolare.

L’acqua bolle, la pasta si cuoce, la raffreddiamo ed uniamo il condimento sapientemente preparato. La cena è servita.

Prendiamo posto nel tavolino appena fuori dell’albergue, con noi oltre alla fila di spagnoli “M&R”, una coppia inglese in viaggio di nozze. Sono appena arrivati a Castrojeriz, affaticati, stanchi, sfiniti dalla lunga camminata. La notte scorsa hanno dormito all’aperto nei pressi dell’oasi che c’è prima di Hornillos del Camino, in riva al fiume. Nei loro zaini tutto l’occorrente per il campeggio. Fornello, torce, perfino un poncho matrimoniale impermeabile in cui avvolgersi nel momento in cui si coricano per dormire sotto le stelle. Sono piacevoli e ci intrattengono durante tutta la serata, felici di condividere con noi la cena. Ieri sera siamo stati noi gli ospiti della serata, oggi loro hanno preso il nostro posto continuando così lo scambio tra persone che stanno vivendo, nello stesso momento, lo stesso sogno, la stessa impresa.

Con una mano prendere e con l’altra donare. Senza paura o avarizia, senza fermarsi a conteggiare quanto ho dato e a chi per riceverne in cambio almeno altrettanto. Questo è il segreto per vivere bene nel mondo e nella relazione, questo è quello che oggi abbiamo sperimentato ed appreso. Saper prendere per saper donare, saper scambiare, se non in questo istante in un altro, se non a questa persona ad un’altra. Così l’Amore si può diffondere, ampliare, invadere e riuscire a raggiungere il mondo intero. Il cammino, le cene comunitarie, gli incontri con gente mai vista, sono tutti mezzi per imparare questa dimensione, questa dinamica, farla fluire senza attaccamento, senza pretese.

Seduti fuori dalla porta principale io, “A” ed “M&R” osserviamo il sole che inizia ad affrontare il tratto iniziale del suo tramonto. Annusiamo l’odore dell’aria che via via si rinfresca. Siamo uno a fianco dell’altro senza parlare, solamente osservando e riflettendo su quanto abbiamo vissuto oggi.

Per la prima volta nel cammino di quest’anno capisco che qualcuno ha voluto fermarmi per permettermi di godere di quello che veramente mi serviva. Ha voluto fermare la mia compagna d’avventure per permettermi di capire che non posso controllare tutto. Siamo guidati con mano sicura, che ci sostiene in ogni istante. Sa bene quali sono le nostre, le mie, necessità e ce le pone d’innanzi, passo dopo passo. Oggi la necessità era scoprire questo tempio, entrare in una nuova dimensione per riprendere il contatto con la reale essenza del pellegrino: il silenzio.

La sigaretta di “A” si spegne mentre la brace infuocata cade atterra. In quel momento mi alzo lentamente scavalcando la staccionata protettiva e trovando un piano dove poter ascoltare i movimenti interiori del mio corpo. Tutto attorno a me è in continuo movimento, movimento che è vita. Allo stesso modo anche dentro al mio corpo c’è un’energia che si muove senza una direzione. E’ quell’energia che mi fa fremere ad ogni passo, quell’energia, quella volontà, che mi rende impaziente di giungere alla meta finale di questo viaggio. E’ quell’energia che so di dover incanalare per riuscire a vivere al meglio questi giorni, quell’energia che oggi, nel silenzio, ha trovato una prima freccia da seguire.

Castrojeriz - il tempio del silenzio - zaino

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