Sierras de las Quijadas

San Luis – Sierras de las Quijadas – San Luis, 4 gennaio 2014

Ci svegliamo frastornati, ci togliamo le mascherine antiluce dagli occhi, sgonfiamo i cuscini da viaggio, togliamo i pile e le sciarpe indispensabili per sopravvivere alle temperature polari del coche cama e… scendiamo dal bus! E’ l’alba, dalla stazione dei bus vediamo le Sierras che si riempiono di luce. Sappiamo che abbiamo tre giorni e due notti a disposizione per visitare la zona, prima di prendere in questo stesso posto il bus per Buenos Aires la sera del 6 gennaio. Una rinfrescata in bagno e subito all’ufficio informazioni, in attesa che apra alle 7.

Decidiamo di prendere un bus con destinazione San Juan, che ferma lungo la strada (dopo un paio d’ore) alla Sierras de las Quijadas, la meta di principale interesse per noi in questa zona. Capiamo che lì non troveremo nulla se non rocce e deserto, e che sarà quindi necessario tornare a San Luis per la notte dato che non siamo attrezzati per campeggiare. Sono ormai le 7:45 e scopriamo che, nonostante la Lonley Planet dica che la Sierras de la Quijadas è ben servita dai mezzi pubblici, solo due autobus al giorno vanno in quella direzione. E se vogliamo arrivarci prima che cali il sole, dobbiamo prendere quello che parte alle 8:05!!! Di corsa! Non abbiamo acqua, non abbiamo cibo, abbiamo al seguito tutti i bagagli…dividiamoci! Fede lascia gli zaini al deposito bagagli, la Ale compra in fretta e furia dell’acqua, dei panini scadenti e i biglietti di andata (gli ultimi posti disponibili!). Ci rincontriamo alle 7:55 davanti al bus, pronto a partire. Ma a che ora è il ritorno? Fede corre alla biglietteria per chiedere gli orari: ci sono solo 4 posti per il bus delle 20. Il seguente è alle 23… Torna alla piattaforma per prendere il portafoglio nello zaino… ma dov’è la Ale con lo zaino??? La gente sta salendo sul bus…poco dopo la Ale fa capolino correndo verso la piattaforma con un sacchetto di medialunas (brioche tipiche da colazione) in mano (-_-)’. Risparmiando gli insulti per dopo, Fede corre a comprare i biglietti, sono le 8:04…

Alle 10 circa il conducente ci sveglia: dovete scendere! Prima che ce ne accorgiamo, il bus se n’è già andato e non lo vediamo più all’orizzonte. La strada è deserta, intorno a noi sterpaglie, tanto sole e un comedor. Chiediamo informazioni: un chilometro per raggiungere l’ingresso nel parco e 6 per raggiungere la partenza dei sentieri escursionistici. Per fortuna che era ben servito dai mezzi!

Ci prepariamo per la lunga camminata bagnando i cappelli nel bagno a disposizione. Suerte vuole che il guardiaparchi stia andando in moto nel cuore del parco: ci offre un passaggio, e in tre senza casco sulla moto risparmiamo i 6 km a piedi!

Il paesaggio si fa sempre più panoramico e si apre in un insieme di gole di roccia rossa intagliata dal vento. Al pomeriggio partecipiamo ad un’escursione guidata di 9 km che conduce ai piedi delle gole, camminando nel corso del fiume in secca che corre tra i canyon. Questa zona era abitata dai dinosauri, ma non quelli giganti: si trovano tra le rocce impronte delle ultime generazioni, quelle più piccole. E’ uno spettacolo meraviglioso, la luce del sole cambia di ora in ora il colore delle rocce che si innalzano sopra le nostre teste per più di 200 metri di altezza. Durante una sosta una signora molto giovanile, professoressa di inglese della provincia di Buenos Aires, chiede. Porquè se llaman Sierras de las Quijadas? la nostra guida risponde. Si tratta di una storia un po’ lunga ma se volete ve la racconto…inizialmente questo luogo era chiamato sierras colorada come potete vedere dai colori delle rocce attorno a voi ma circa 100 anni fa un gaucho, in fuga dalla polizia, passo per questa valle e se ne innamorò. Si nascose per cui in questi luoghi e, per poter sopravvivere, si mise ad assaltare le carovane che passavano lungo la strada qui vicino (quella che oggi è la ruta nacional 147 che collega le città di San Luis e San Juan e che al tempo era sterrata) per impossessarsi dei bovini che trainavano le carovane.  Conduceva questi animali all’interno dei cunicoli scavati dal vento e dall’acqua e li ammazzava per la carne ma sopratutto per la pelle che, a quel tempo, era molto richiesta. I numerosi assalti attirarono l’attenzione della polizia ed iniziò la caccia all’uomo che si concluse con la cattura e la morte del gaucho. La gente che abitava in questo luogo, che lo rispettava molto, trovò all’interno di uno di questi cunicoli molti resti di Quijadas. Le Quijadas sono la parte inferiore dell’osso della mandibola, evidentemente il gaucho ne andava ghiotto e da quel giorno questo luogo venne chiamato Sierras de las Quijadas per questa ragione.

Con il calare del sole cambia la luce e le ombre rendono sempre più incantevole in paesaggio, oltre che più agevole il cammino. La sera, dei compagni di viaggio ci portano in auto fino alla strada principale. Arriviamo a S. Luis alle 22 e troviamo con fatica un’osteria dove riposare prima di ripartire la mattina dopo, con l’unico bus della mattina, per La Carolina.

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