La Carolina: a mangiar coi gauchos

San Luis – La Carolina, 5 gennaio 2014

In un paio d’ore, da San Luis arriviamo nella pittoresca La Carolina, la nostra ultima tappa. Si tratta di un piccolo paese a 1600m d’altitudine e circondato da montagne, composto interamente di case in pietra e fondato nel 1785 dagli spagnoli, arrivati in questa zona per sfruttare le miniere d’oro, precedentemente utilizzate dagli Inca. Abbiamo in tasca solo 70 pesos (poco più di 7 euro) perchè il bancomat del terminal degli autobus di San Luis era chiuso… Beh, poco male abbiamo pensato stamattina: preleveremo a La Carolina! Sul bus di andata, conosciamo un ragazzo che sta andando a trovare la fidanzata a La Carolina (quando tiene plata va a trovarla <3): ci annuncia che non esiste un bancomat, nè negozi dove pagare con la carta di credito. Increduli, appena scesi dal bus chiediamo a chiunque dove si possa trovare un bancomat, ma la risposta è sempre la stessa: il più vicino è a El Trapiche, un pueblo a 40 km di distanza. C’è chi ci suggerisce di andarci a piedi e chi ci informa che per il primo bus dobbiamo aspettare 8 ore. I 70 pesos nel portafoglio ci consentono di tornare a San Luis (il biglietto del bus costa 46 pesos), ma ci sono due problemi:

  1. Il primo bus per tornare è alle 20.00 e con i 24 pesos rimanenti o si mangia (ma poco!) o si beve (equivale a circa 2 bottiglie d’acqua)
  2. Ci innamoriamo subito di La Carolina e vogliamo fare di tutto per riuscire a dormire qui. Scopriamo, tra l’altro, che siamo nel bel mezzo della festa popolare più importante dell’anno: la Festa dell’Oro (3-4-5 gennaio). Come possiamo perdercela!?

Qui entra in gioco Susana. Una donna di mezza età, gordita, con occhi piccoli, occhiali spessi e molto determinata ad aiutarci. Quando la conosciamo, sta per salire sul primo dei due bus giornalieri che fanno ritorno a San Luis, ma decide al volo di fermarsi con noi e guidarci per il paese. Gambe gonfie, cammina a fatica. Alla minima salita arriva il fiatone. E ci vede meno di quanto inizialmente ci aspettassimo. Vive sola, dopo aver perso i suoi genitori di recente. Il suo sogno è quello di fare la guida turistica, e gioca questo ruolo con noi per tutta la giornata, in un susseguirsi di teneri episodi di mutuo aiuto. Noi le portiamo la borsa, la aiutiamo a raccogliere i fiori con la radice perchè li pianti nel suo giardino, le diamo la mano quando si devono attraversare passaggi in discesa o scavalcare qualche pietra. Lei, instancabile e orgogliosa del suo ruolo, ci porta al museo dei minerali (che esibisce le pietre minerarie raccolte nelle montagne circostanti) e al Museo de Poesia, dedicato a Juan Crisostomo Lafinur, primo filosofo argentino ispirato dalla bellezza di questa zona e morto prematuramente per una caduta da cavallo. Ci aspetta pazientemente seduta su una pietra sotto il sole di mezzogiorno mentre ci rincorriamo nel labirinto di pietra sul pendio della montagna e ci rassicura che non rimarremo a digiuno. In effetti, la fame inizia a farsi sentire: la sera precedente non abbiamo cenato e la colazione è stata misera. Tutti e tre ci attiviamo per trovare una soluzione al problema, ciascuno con i suoi mezzi.

Noi facciamo di tutto per trovare un luogo dove accettino la carta di credito: la fortuna vuole che l’unico negozio che consenta pagamenti con Visa affitti anche una cabaňa e che, pagando un extra e insistendo molto, accettino di darci 100 pesos (l’equivalente di circa 9 euro) in contanti trattendoli dal pagamento con la carta. Questo ci consente di restare a La Carolina la nostra ultima notte e di avere qualche pesos per mangiare!

Nel frattempo, anche Susana trova una soluzione alla nostra fame percorrendo una strada totalmente diversa: senza passare per il denaro, va direttamente alla sostanza! Ci troviamo così catapultati a casa Velazquez, “La Guarida de los Gauchos” a mangiare gli avanzi dell’asado della grande festa gaucha della sera precedente. Noi, Susana e una ventina di gauchos, che ci accolgono come fossimo amici e ci offrono da mangiare e da bere nel patio. E’ da più di vent’anni che, alla festa dell’oro nei primi giorni dell’anno, tutti i gauchos del circondario si riuniscono in questa casa in pietra degli inizi del secolo scorso, ai piedi della montagna. Arrivano da ogni dove, cavalcando anche più di 12 ore per festeggiare insieme. Sono gauchos moderni: molti di loro, nella vita quotidiana, svolgono lavori “normali” e vivono la vita del gaucho per tenere viva la tradizione. Con uno di loro ci scambiamo persino il contatto Facebook!

Salutati i gauchos, Susana cade addormentata sulle rive del fiume dorato che esce dalla miniera e percorre il paese da est a ovest, raccomandandoci di recuperarla puntuali alle 19.00 per accompagnarla a prendere l’ultimo bus per San Luis.

La nostra cabaňa è sulla montagna, bellissima: da lì, la sera, dopo aver partecipato alla festa paesana ballando (anche Fede!) le danze popolari e aver atteso l’arrivo dei Re Magi (che al posto della Befana qui portano i regali ai bambini), vediamo uno spettacolo che ci ricorderemo a lungo. La Via Lattea illumina il cielo e finalmente troviamo la Croce del Sud e la costellazione dei Gemelli, ricercate in ogni nostro viaggio australe…

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