Hogar, le storie di oggi

Posadas, 23 dicembre 2013

Storie pazzesche, di coraggio e di disperazione, quelle che si incontrano all’hogar S. Francisco del barrio Sesquicentenario. C’è chi si trova all’hogar, a 16 anni, in attesa di sapere se è o meno incinta, e spera di rimanere perchè non ha un posto dove andare altrimenti. Chi, a 17, ci racconta che il padre del suo bambino, quando lei partorì un anno e mezzo fa, non arrivò mai all’ospedale: fu la TV a comunicarle dell’incidente in cui lui morì. Chi è fuggita dalla violenza della madre nei confronti dei suoi due bambini, a causa dell’alcool. E chi il figlio, gravemente malato, lo ha perso proprio nel periodo di permanenza all’hogar, ma non sa dove altro andare. Chi si trova all’hogar per scappare dalla violenza della famiglia nei suoi confronti e chi la violenza l’ha subita per anni, reclusa in casa a soddisfare le esigenze sessuali dei parenti. Incapace, per un ritardo mentale, di accudire la sua bambina, frutto di una di queste violenze, all’hogar sta imparando l’abc di essere persona e mamma. Appena arrivate, la bambina aveva una malformazione alle gambe perchè non veniva mai appoggiata per terra: non aveva avuto l’opportunità di imparare a camminare, Ora corre e gioca con gli altri bambini in quest’oasi di protezione e amore. E poi c’è Matteo. “Chi è la mamma di Matteo?” chiediamo. “Tutte siamo le mamme di Matteo”. 2 anni, solo. Quando cade non piange, si alza da solo e prosegue a giocare con il suo trattore. All’hogar si prendono cura di lui in attesa dell’adozione da parte di una famiglia. Ricciolino, di buona stazza, corre a petto nudo tutto il giorno con solo il pannolino addosso, pieno di energia e con l’entusiasmo di ogni bambino.

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