Hasta luego

Coche cama Posadas – Cordoba, 30 dicembre 2013

La terra inizia a cambiare colore, il sole è ormai tramontato e stiamo per allontanarci da tutte le persone che, nei pochi giorni della nostra permanenza, ci hanno accolto e segnato nel profondo. Siamo partiti dall’Italia con un’immagine ben fissa nella mente, l’addio di 5 anni fa, pensando forse ingenuamente di ritrovare le stesse persone che avevano segnato quell’esperienza. Invece, ai “vecchi amici” se ne sono aggiunti di nuovi, facendoci sentire come in una seconda famiglia. Eccoci qui allora sulla strada per Cordoba ad aprire i nostri cuori per raccontarvi tutto quello che non siamo riusciti a dirvi in questi giorni.

“Nos estranamos mucho”, grazie, grazie di cuore. Questa terra è veramente strana, pur essendo così lontana ha la capacità di farti sentire come a casa, ed è questo che è stata, una casa accogliente circondata da moltissimi amici. E’ stato bello ritrovarci, rivedere Enrico, Carolina, Santiago, Ilaria, Vanessa, Armando, Esteban e Don Tomas. Ma anche incontrare volti nuovi, come Antonietta e Luciano, che ci hanno accolto nella loro famiglia il giorno di Natale e guidato alla scoperta del progetto della chacra. E’ stato speciale conoscere i nuovi abitanti dell’Hogar: dalle incaricate, alle mamme, ai bambini, che ci hanno accolti con grande calore e con cui abbiamo passato dei momenti stupendi. Cè qualcosa che si muove nel profondo delle viscere, il dispiacere di dover già ripartire e dover già salutare, sapendo che molti di questi volti non potremo più rivederli. All’inizio del viaggio sinceramente non pensavo che avremmo avuto ancora la possibilità di tornare dopo questa esperienza, ma ora ripartiamo con una consapevolezza differente. Siamo sicuri che ritorneremo a Posadas, non sappiamo quando nè come nè quando e per quanto tempo, ma di sicuro ci impegneremo perchè ci sia una nuova occasione. “In bocca alla Provvidenza” è stato il saluto di Enrico che ci ha scaldato il cuore, cogliendo nel segno il senso del nostro viaggio. Abbiamo provato a farci guidare in quest’esperienza, è stato come un esperimento… e finora è andata alla grande.

Alcuni attimi resteranno impressi a lungo nella mente, come tornare a casa affamati, sapere di avere il frigo vuoto e trovare un pasto caldo, riso e lenticchie, alle mensa di quartiere gestita dall’associazione, che offre un pasto giornaliero a quasi 100 persone del barrio Sesquicentenario. Mettersi in coda e sperare che rimanga una porzione per noi, riceverla con un sorriso, chiedere quanto costa e sentirsi rispondere: “No, nada, es para compartir!“.

Accompagnare e osservare, l’antivigilia di Natale, le assistenti sociali mentre distribuiscono viveri, indumenti e caramelle nella zona più povera del barrio San Jorge, dove le persone vivono in baracche di legno nella povertà e nella precarietà più estreme, attaccati abusivamente all’acqua e alla luce.

Passeggiare per il barrio alla scoperta dei cambiamenti, delle nuove viviendas che grazie all’associazione hanno dato una casa in muratura ormai a centinaia di persone, incontrare per caso un viso conosciuto che sta entrando in una casa e gridare “Vanessa!” riscoprendo un nome nascosto tra quei ricordi che con la volontà non si possono recuperare. “Pensavo che non vi avrei rivisti mai più, proprio ieri ho guardato la nostra foto insieme che mi regalaste prima di partire nel 2008”. Vivere il suo abbraccio forte e infinito.

Passare davanti a casa di Armando, al tempo un ragazzino, con il timore che non si ricordasse di noi, vedere delle persone sedute a bere tererè (mate freddo) fuori dalla sua casa e sentire, giunti a 50 metri da loro, la sua inconfonibile voce entusiasta urlarci: “Si…o no?”…rispondere “Si” e vederlo correre per abbracciarci. Un abbraccio forte da strizzare le lacrime.

Speriamo con tutti noi stessi di riuscire a portare a casa il ricordo vivo di tutto quello che abbiamo imparato e provato, la socialità e la disponibilità delle persone, la capacità di prendersi del tempo per fare una charla e condividere, vivere meno nella fretta della quotidianità e di iniziare a vedere ed apprezzare la bellezza degli attimi di cui è piena la vita. Quegli attimi che, molto spesso, fuggono via come lampi nella tempesta.

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